"PREFIERO MORIR DE PIE
QUE VIVIR DE RODILLAS"

(Emiliano Zapata)

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TULLO OSTILIO
IL RE GUERRIERO

Tre guerrieri da una parte e tre dall'altra.
Tre fratelli contro tre fratelli. Tre Orazi contro tre Curiazi.
Attorno le grida dei compagni d'armi e il rumore del vento, in basso il terreno polveroso, in alto il cielo sereno.
Il destino di Roma e Alba Longa, città sorelle, legato a quello dei loro campioni, alla loro vittoria o alla loro morte.
Il combattimento inizia. Le armi si alzano, tagliano l'aria, si abbattano sugli avversari, feriscono la carne, indeboliscono gli animi. Si levano grida di dolore, scorre il sangue, arrossisce la terra.
Il primo caduto, quindi il secondo. Roma piange due volte, Alba Longa altrettante gioisce. Rimane un solo Orazio, tre sono i Curiazi. Il romano solitario si volta e corre lontano dagli avversari. I suoi nemici, già provati dalla fatica, lo inseguono.
Il primo albano raggiunge l'ultimo Orazio e il duello riprende.
Le armi si incrociano di nuovo, di nuovo si alzano grida di dolore e di nuovo scorre il sangue. Muore il primo Curiazio e Roma ottiene la prima gioia.
L'esultanza per Orazio è breve perchè il secondo Curiazio arriva, stanco ma ugualmente pronto a dar battaglia.
Orazio alla fine del secondo duello impugna la sua arma mentre il nemico è steso a terra, la mano aperta, la lama abbandonata e sconfitta. I romani esultano, gli Albani guardano increduli.
Il terzo Curiazio, sfinito, raggiune Orazio e la battaglia ricomincia, ormai prossima alla conclusione.
Curiazio viene colpito e cade a terra, la faccia rivolta verso il suolo.
Orazio è in piedi, gli occhi e le braccia rivolti verso il cielo.
Il destino di Roma e di Alba Longa è stato deciso.


Immagine del Foro Romano

IL TERZO RE L'episodio appena descritto, con molta fantasia, si verificò probabilmente durante il VII secolo aC e racconta il singolare modo scelto da romani e albani per decidere il vincitore della guerra che li stava contrapponendo. All'epoca dei fatti re di Roma era Tullo ostilio.
Dopo la morte di Numa Pompilio, e al termine del consueto periodo di interregno amministrato dal senato, iniziò infatti a Roma il regno di Tullo Ostilio, in latino Tullus Hostilius.
Il terzo re di Roma, con molta probabilità realmente esistito, aveva origini latine e discendeva da un guerriero di età romulea di nome Osto, in latino Hostus. Il termine Hostilius, da cui Ostilio, deriva da Hostus e mette in evidenza l'uso del nome gentilizio all'interno della società romana dell'epoca.
Secondo Tito Livio, storico romano di età augustea, il nuovo re temeva un indebolimento del suo popolo, da troppo tempo lontano dai campi di battaglia, e quindi inaugurò a Roma un'era di guerre.

I FEZIALI La spiritualità introdotta da Numa nella vita romana venne messa da parte ma non fu completamente dimenticata durante il regno di Tullo.
Il terzo re di Roma, infatti, introdusse in città il collegio sacerdotale dei Feziali e ad esso affidò la custodia della cerimonia religiosa necessaria per stipulare trattati e dichiarare guerre.
Al nuovo sovrano però, in particolar modo all'inizio del regno, interessavano principalmente la guerra e la crescita dei domini e dei commerci romani.

I PROGETTI DEL RE Tullo Ostilio, quindi, condusse una politica fortemente espansionistica, grazie alla quale crebbero notevolmente le dimensioni del territorio controllato dalla primordiale città di Roma.
Il re decise di imporre l'autorità romana sui territori a sud della sua città, popolati dai latini, per poi concentrare gli sforzi militari contro gli etruschi, stanziati a nord dell'Urbe, e in particolare contro Veio che controllava la riva destra del Tevere, influenzando fortmenete le popolazioni dei Falisci e dei Capenati.

CONTRO ALBA LONGA La prima vittima di re Tullo fu, nel rispetto dei piani, la città latina di Alba Longa, probabilmente situata nella zona dell'attuale Castel Gandolfo. Alba Longa, secondo la leggenda, era strettamente legata alle origini di Roma e aveva dato i natali al suo fondatore Romolo. I rapporti tra le due città sembravano anticamente tanto forti da spingere Livio a considerare una guerra civile, e addirittura quasi uno scontro tra padri e figli, il confronto tra romani e albani.
La guerra ebbe inizio per futili motivi, scorribande di contadini dall'una e dall'altra parte del confine, e si concluse con la disfatta di Alba Longa.

LA PREPARAZIONE DEL CONFLITTO CON ALBA LONGA Roma, secondo Tito Livio, venne offesa dagli albani grazie all'astuzia di re Tullo ed ebbe il pretesto per muovere guerra alla città latina.
Tullo infatti. mentre gli ambasciatori albani si trovavano a Roma per lamentarsi dei torti subiti dalla propria città, inviò suoi uomini ad Alba Longa per presentare rapidamente le proteste romane al re locale.
Il re albano Cluilio, rispettando le previsioni di Tullo, reagì malamente all'immediata richiesta di risarcimenti avanzata dagli ambasciatori romani e, così facendo, provocò la dichiarazione di guerra romana e il rientro a Roma degli inviati.
Gli ambasciatori latini furono invece più lenti, trattenuti dai banchetti loro offerti, e avanzarono le rivendicazioni albane a Tullo solo successivamente alla presa di posizione di Cluilio. Il re romano congedò gli inviati albani consapevole di essere stato offeso per primo, come aveva sperato e progettato, e, conseguentemente, di essere dalla parte della ragione in vista del conflitto imminente.
Gli albani si mossero per primi e si accamparono presso Roma.
Re Cluilio morì nell'accampamento e i soldati nominarono dittatore di Alba Longa Mezio Fufezio.

IL DUELLO Livio sostiene che Mezio Fufezio, per scongiurare l'indebolimento della sua città e di Roma nei confronti dei comuni rivali etruschi, propose di evitare conseguenze disastrose per le due contendenti e di stabilire un vincitore senza eccessivi spargimenti di sangue.
Romani e albani decisero conseguentemente di assegnare ad un confronto tra tre campioni, dell'una e dell'altra parte, le sorti della guerra.

Giuramento degli Orazi nel dipinto di David, pittore francese del XVIII secolo

Si tratta di uno degli episodi più noti dell'antichità romana: il duello tra gli Orazi, romani e i Curiazi, albani. La sfida tra i sei uomini, nel racconto di Livio, sembra somigliare ad una moderna competizione sportiva.
I soldati delle due città si radunarono, primordiali tifosi, ai bordi del campo di battaglia, disperando ed esultando, a seconda delle circostanze, fino alla conclusione del combattimento e quindi della guerra.
Due Orazi, secondo Livio, caddero subito sotto i colpi dei nemici, lasciando un solo romano, illeso, contro i tre albani, feriti.
L'Orazio superstite si rese conto di non poter affrontare insieme i suoi nemici e per questo motivo iniziò a correre, allontanandosi da loro. I Curiazi lo inseguirono e lo raggiunsero, stanchi per le ferite e per lo sforzo, uno alla volta. Separatamente i tre albani caddero sotto i colpi dell'ultimo romano che, in tal modo, consegnò alla sua città la vittoria, come previsto dagli accordi.

DA EROE AD ASSASSINO Il destino del guerriero romano non fu quello di un eroe. L'uomo venne condannato per aver ucciso la sorella, addolarata per la morte del Curiazio del quale era innamorata, e fu solo grazie all'intervento del popolo che ebbe salva la vita. L'Orazio, in cambio della vita, dovette passare sotto un travicello, il tigillum sororium, posto, in memoria del tragico evento, in un luogo consacrato alla ragazza uccisa presso la collina della Velia. Nacque in questo modo, sotto il regno del bellicoso Tullo Ostilio, il Santuario della Velia.

Particolare di un incisione di B. Pinelli - Orazio uccide sua sorella


IL TRADIMENTO DI FUFEZIO Neppure i conti con Alba Longa vennero definitivamente chiusi.
La città divenne un'alleata di Roma ma, secondo il resoconto di Livio, incitò segretametne gli etruschi di Veio e la colonia romana di Fidene alla guerra contro i romani.
La guerra scoppiò e Tullo convocò Fufezio e gli albani per rinforzare l'esercito romano.
il dittatore albano, durante la battaglia, si mantenne neutrale, pronto a schierarsi dalla parte del vincitore.
Tullo, rimasto solo e scoperto l'inganno, prima sconfisse etruschi e fidenati e poi fece giustiziare, per squartamento, il dittatore albano.

LA DISTRUZIONE DI ALBA LONGA Il terzo re di Roma ordinò infine di distruggere la città infedele di Alba Longa, della quale vennero risparmiati solo i templi, e di trasferirne la popolazione a Roma, presso il Celio.
La popolazione romana aumentò in questo modo di numero e, conseguentemente, crebbero anche le dimensioni del senato, che accolse la nobiltà albana (Giuli, Servili, Quinzi, Gegani, Curiazi e Cieli) e si stabilì nelle Curia Hostilia.

NOVITA' In seguito al confronto tra romani e albani emersero nuovi elementi della società e della politca romana.
La grazia accordata all'unico Orazio sopravvissuto fu probabilmente il risultato di un vero e proprio appello avanzato dal guerriero all'assemblea del popolo, Questa istituzione, conosciuta con il nome di provocatio, comparve forse prima di Tullo ma rimase fortemente legata all'episodio dell'Orazio superstite e quindi al regno del terzo re di Roma.
La costruzione della Curia Hostilia fu invece il simbolo architettonicamente tangibile della vitalità e della forza del potere senatoriale. La politica romana era retta da un re ma al sovrano, in tempo di pace, risultava difficile governare in totale autonomia e senza considerare il parere del Senato.
La vita della Curia Hostilia fu particolarmente tormentata. La curia infatti fu restaurata agli inizi del I secolo aC da Silla e venne distrutta da un incendio, alla metà del I secolo aC, scoppiato durante alcuni scontri di piazza. L'edificio fu frettolosamente rimesso in piedi per essere in seguito definitivamente ricostruito sotto Giulio Cesare e ribattezzato Curia Iulia.

Foro Romano - Ingresso della Curia Iulia


CONTRO I SABINI La fame di conquista di Tullo Ostilio non era stata saziata. Tullo infatti, contando su un esercito rafforzato dall'ingresso degli albani, aggredì anche i sabini, colpevoli a suo dire di aver catturato alcuni mercanti romani, e li sconfisse.

LA MORTE Tullo Ostilio, in gioventù amante della guerra e non degli altari, negli ultimi periodi di vita si avvicinò alla religione e fu proprio la religione, o forse una congiura, a causarne la morte.
La vita e il regno di Tullo terminarono infatti, secondo la tradizione, per mano di Giove, adirato per un rito mal praticato dal sovrano. Le divinità erano più potenti degli uomini e il loro signore era più potente di Tullo Ostilio, che morì fulminato, il regno di Tullo Ostilio durò trentadue anni, il suo successore fu Anco Marzio.


Link utili:
Voce dedicata a Tullo Ostilio sul sito della Treccani
Voce dedicata a Orazi e Curiazi sul sito della Treccani
Pagina dedicata a Falerii Veteres, capitale del Falisci, su pagineveloci.net


di Stefano Rosati

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